A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio - Oscar Wilde
L’archivio di Piero
Non ci è permesso scegliere la cornice del nostro destino. Ma ciò che vi mettiamo dentro è nostro - Dag Hammarskjold
Il buongiorno di Don Tullio
Politica e azzardo: ecco tutti i nomi

Pubblico il testo integrale del dossier “Politica e gioco d’azzardo: poche luci e molte ombre” di Matteo Iori, presidente CONAGGA - Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo. Il documento è stato presentato al Senato nel febbraio scorso.
Ecco il testo integrale:
Le attuali leggi sul gioco d’azzardo risalgono ai primi decenni del secolo scorso. Di gioco d’azzardo tratta il Codice Penale (del 1930), agli articoli 718 e seguenti, il Codice Civile (del 1942) agli articoli 1933 e seguenti, e il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS) del 1931 nell’articolo 110. Tutte queste leggi definiscono i limiti del gioco d’azzardo e ruotano intorno a due caratteristiche: il denaro e l’aleatorietà del gioco; in pratica quando il risultato del gioco dipende totalmente o in modo prevalente dalla fortuna rispetto all’abilità, e quando su questo risultato si investono soldi per vincere altri soldi: vi è gioco d’azzardo. I legislatori ritennero che questi tipi di giochi dovessero essere vietati dalla legge; salvo eventuali deroghe concesse dallo Stato… ciò che comunemente viene definito “divieto con riserva di permesso”. E in questi anni i governi che si sono succeduti hanno scelto di derogare con molta facilità.
Dagli anni ’90 il divieto di gioco d’azzardo in Italia si trasformò gradualmente, e la Corte di Cassazione (n. 36038 del 2004) e il Consiglio di Stato (n. 334 del 2007), sintetizzarono in questo modo il fondamentale cambiamento avvenuto: «la legislazione italiana, si propone non già di contenere la domanda e l’offerta di giuoco, ma di canalizzarla in circuiti controllabili al fine di prevenire la possibile degenerazione criminale». Il “non contenere la domanda e l’offerta di gioco” è facilmente dimostrabile guardando i nuovi giochi d’azzardo introdotti dai governi in questi anni: nel 1997 il governo Prodi introdusse la doppia giocata di Lotto e Superenalotto e le Sale scommesse, nel 1999 il governo D’Alema fece nascere le sale Bingo, nel 2003 col governo Berlusconi arrivarono le Slot machine, nel 2005 sempre con Berlusconi vennero introdotte la terza giocata del Lotto e le scommesse Big Match, nel 2006 il governo Berlusconi introdusse i nuovi corner e punti gioco per le scommesse, tra il 2007 e il 2008 col ritorno del governo Prodi vennero promossi i giochi che “raggiungono l’utente” (sms, telefonici, digitale terrestre) e venne reso legale il gioco d’azzardo on-line (seppure solo in forma di torneo). L’ennesimo governo Berlusconi nel 2009 (decreto n.39 del 28/04/09) introdusse nuove lotterie ad estrazione istantanea (gratta e vinci), nuovi giochi numerici a totalizzazione nazionale (come il Win for Life), e sancì la nascita delle VideoLottey (dette VLT, apparecchi simili alle slot machine ma con premi molto più alti e soprattutto con la possibilità di spendere molto più denaro); sempre il governo Berlusconi nel 2011 istituì il gioco del Bingo a distanza, l’apertura di ben 1.000 sale da gioco per tornei di poker dal vivo, l’aumento del numero delle VideoLottery fino al 14%, l’apertura di 7.000 nuovi punti vendita di scommesse ippiche e sportive, ampliò l’offerta di giochi numerici, introdusse un nuovo gioco promosso in ambito europeo, poi un concorso aggiuntivo mensile del SuperEnalotto, e infine sancì le modalità di funzionamento dei “giochi di sorte legati al consumo”, una specie di azzardo pensato per coloro che vanno a fare la spesa, a cui verrebbe proposto di non ritirare il resto ma di giocarselo… Il governo Monti, nel 2012, mise in “stand by” quest’ultimo gioco e di fatto impedì la nascita dell’ennesima proposta d’azzardo nel nostro Paese.
L’introduzione di tutti questi nuovi giochi e la costante campagna promozionale che li hanno accompagnati, hanno portato gli italiani a investire sempre più denaro in gioco d’azzardo. Di fatto, a fronte di un’evidente contrazione dei consumi familiari negli ultimi anni, la spesa in Italia per il gioco d’azzardo è passata dai 14,3 miliardi di euro incassati nel 2000, ai 18 del 2002, ai 24,8 raccolti nel 2004, ai 28 del 2005, ai 35,2 miliardi di euro nel 2006, ai 42 del 2007, ai 47,5 miliardi del 2008, ai 54,4 del 2009, ai 61,4 del 2010, ai 79,9 miliardi di euro del 2011, a un’ulteriore crescita per il 2012 che ad oggi si stima essere intorno agli 85 miliardi di euro. Per correttezza d’informazione è bene sapere che una buona parte dei soldi spesi in gioco, viene restituito in vincite, o meglio: per pochi fortunati sono vincite, per la maggior parte degli italiani sono diminuzione delle perdite. Di fatto sui 79,9 miliardi di euro giocati nel 2011: 61,5 sono tornati in qualche modo ai giocatori, mentre i restanti 18,4 miliardi sono quelli che tutti gli italiani hanno definitivamente perso al gioco d’azzardo; un po’ meno della metà di questa somma è andata allo Stato, la restante parte alla filiera dell’industria del gioco d’azzardo. Con 18,4 miliardi di euro persi al gioco nel solo 2011, l’Italia detiene il 4,4% del mercato mondiale di perdite, pur avendo solo l’1% della popolazione mondiale.
Ma tale aumento costante del gioco d’azzardo in Italia non dovrebbe sorprenderci più di tanto, visto che diversi politici autorevoli si sono espressi a favore di questo fenomeno… Evidentemente l’incremento del gioco d’azzardo e il conseguente aumento degli italiani che giocano non sono ritenuti un problema, del resto l’On. Gianfranco Miccichè, ex Vice Ministro per l’Economia nel governo Berlusconi, nel luglio 2002 a Sisal Tv sostenne che: «Il gioco non è pericoloso se è legale». Anche un altro ex Vice Ministro dell’Economia, Vincenzo Visco dell’Ulivo, nelle linee guida 2007- 2009 della politica fiscale parlò chiaramente di “sviluppare e consolidare l’industria del gioco” attraverso alcune modalità fra cui: “ampliare le reti distributive per l’accesso al gioco remoto». E persino l’allora Premier Silvio Berlusconi, il 30 marzo 2011, a Lampedusa disse: “io condivido l’idea che Lampedusa possa essere anche sede di un casinò”.
Visti i legami politici con il presidente Berlusconi non sorprende che anche Gianni Alemanno, allora in AN, nel maggio 2008 durante la sua candidatura a sindaco di Roma sostenne l’apertura di un casinò dicendo: «non capisco perché Roma non dovrebbe averne uno». In effetti di giochi d’azzardo Alemanno se ne intendeva… Non tanto perché sua sorella, Gabriella Alemanno, era direttrice dei Monopoli di Stato; non solo perché da Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Alemanno, concesse un mutuo da 150 milioni di euro all’UNIRE, l’ente che gestiva il business dell’ippica in Italia… Ma anche perché nel 2008 ricevette una donazione da 60mila euro dalla SNAI per il sostegno al suo comitato elettorale a sindaco di Roma.
Ma la SNAI non fu generosa solo con lui…
Nel 2006 finanziò con 150mila euro la Margherita, nel 2007 finanziò con 30mila euro l’Udc, nel 2008 finanziò con 45mila euro i Ds tramite Ugo Sposetti, nel 2009 finanziò con 45mila euro il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo. E chissà quante altre generose donazioni possono esserci state negli ultimi anni… Purtroppo in un Milleproroghe del governo Berlusconi si è innalzata da 6,6 a 50mila la soglia di trasparenza dei fondi privati, al di sotto della quale è impossibile sapere chi ha donato e a chi. E questo certo non aiuta la conoscenza… Quando avvenne, Pierluigi Castagnetti, allora della Margherita, disse che: “Permettere che si elargiscano anonimamente cento milioni di vecchie lire, vuol dire che qui non si parla più di ‘finanziamento’, ma di semplice corruzione politica”. Corruzione…? Non so… Sicuramente certe cifre rischiano di influenzare notevolmente, ma penso che anche certi incarichi, dati a politici o ex politici molto influenti, possano rappresentare un rischio da non sottovalutare. E gli esempi nel nostro Paese non mancano.
Come nel caso di Augusto Fantozzi, ex Ministro delle Finanze e poi del Commercio con l’Estero con il governo Prodi, ora presidente della SISAL, una delle più importanti aziende del settore del gioco d’azzardo. O come nel caso di Vincenzo Scotti, 5 volte Ministro con la Democrazia Cristiana e poi Sottosegretario di Stato nel governo Berlusconi. Scotti fu il presidente di Ascob, l’associazione dei concessionari del Bingo e fu soprattutto il presidente della società che lanciò questo gioco. “Formula Bingo” fu fondata da Scotti insieme a Luciano Consoli ex militante del PCI, poi uomo di fiducia di Massimo D’Alema (Consoli divenne anche presidente di Red TV, televisione legata ai DS). Certo è che il Bingo non piacque solo ai DS, ma anche alla Lega Nord; un esempio fu il presidente del consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, Edouard Ballaman, dimessosi dopo essere finito nel mirino della Corte dei Conti, aveva ottenuto l’assegnazione “pilotata” della concessione di una sala Bingo: la Cristallina Srl.
Fra i nomi che passano dalla politica ai giochi d’azzardo, è bene ricordare anche Francesco Tolotti. Tolotti fu un Onorevole dell’Ulivo di particolare rilievo per l’industria del gioco, in quanto grazie all’impegno suo e degli Onorevoli Nannicini e Vannucci (Ulivo), di Salerno (La Destra) e Gioacchino Alfano (Forza Italia), il 6 dicembre 2007 fu presentato e approvato un emendamento che modificò il comma 6° dell’articolo 110 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (che è il riferimento normativo a cui sottostanno le slot machine). Il destino delle slot machine cambiò radicalmente con la sola sostituzione di alcune parole nell’articolo di legge; le parole «elementi di abilità o intrattenimento sono presenti insieme all’elemento aleatorio», furono modificate con il nuovo testo: «insieme all’elemento aleatorio sono presenti anche elementi di abilità, che consentono al giocatore la possibilità di scegliere, all’avvio o nel corso della partita, la propria strategia, selezionando appositamente le opzioni di gara ritenute più favorevoli tra quelle proposte dal gioco». Questa piccola nota, che all’apparenza può sembrare senza rilievo, permise di «dimostrare» quanto l’abilità del giocatore fosse “determinante” nel gioco delle slot machine, a scapito dell’importanza della sorte.
Perché questo divenne così importante per le industrie del gioco? Perché diminuire l’alea e aumentare l’abilità del giocatore avrebbe anche diminuito la discrezionalità dei magistrati e impedito il ripetersi di indagini molto onerose per le concessionarie di gioco, quale fu l’indagine che portò la Procura di Venezia al sequestro di 107.000 apparecchi da gioco in tutt’Italia. Non a caso Bonaccorsi, come Presidente della Sapar (una sorta di sindacato dei gestori di slot machine), all’assemblea regionale del 17 dicembre 2007 ringraziò pubblicamente l’On. Tolotti, intervenuto come ospite, per “i grandi meriti per l’approvazione dell’emendamento”; Tolotti rispose: “In Finanziaria abbiamo fatto un passo avanti su un problema che ha avuto, come concausa l’inchiesta di Venezia e il ritiro di oltre 100.000 macchine. In sostanza, siamo pervenuti a una norma meno soggetta a discrezionalità, dove scompare del tutto la componente “intrattenimento”, che era quella più difficile da definire in termini oggettivi, mentre l’abilità è stata definita in maniera inequivocabile”. Evidentemente Francesco Tolotti conosceva bene il mondo del gioco d’azzardo e forse questa è la causa che lo portò ad essere poi scelto come nuovo Responsabile del Centro Studi Automat, organismo istituito dalla citata Sapar per promuovere iniziative socio-culturali sul gioco d’azzardo; e probabilmente fu sempre per queste sue competenze che, una volta uscito dalla carriera politica, venne poi nominato Presidente della Fondazione Unigioco, che è sostenuta da Gamenet una delle industrie del gioco d’azzardo del nostro Paese. La Fondazione ha fra le sue finalità anche lo studio delle patologie del gioco, ma può incuriosire scoprire che promuova convegni quali: “Il gioco come chance per lo sviluppo del turismo italiano”, oppure “Casinò e proposte di legge”. Ma in tutto questo non c’è nulla di illegale. Probabilmente diverse cose a mio parere “politicamente sconvenienti”, ma nulla che sia vietato dalla legge o che possa interessare la magistratura.
Ben più complessa è invece la situazione di un altro politico, che fino a un mese fa sembrava inserito di nuovo nelle liste PdL ma che poi è non è stato ricandidato: l’Onorevole Amedeo Laboccetta. Laboccetta fu uno dei politici la cui campagna elettorale fu aiutata economicamente da una delle industrie del gioco, ricevette infatti ben 50.000 euro dall’Atlantis (oggi Bplus) che non solo è una multinazionale del gioco d’azzardo che ha sede nei paradisi fiscali delle Antille Olandesi, ma che con oltre 85.000 apparecchi è anche la più grande concessionaria di slot machine del nostro Paese. L’Atlantis oltre ad essere molto generosa con Laboccetta, lo scelse anche come successore di Giancarlo Lanna (consigliere della Fondazione Fare Futuro legata a Fini), per divenire il procuratore italiano per l’Atlantis che Laboccetta rappresentò fino al 2008. La delicatezza nel rapporto con l’Atlantis non si deve tanto al cognome del suo proprietario: Francesco Corallo, incensurato figlio di Gaetano Corallo condannato ma latitante catanese legato al boss di Cosa Nostra Nitto Santapaola; bensì per due situazioni specifiche che suscitarono le attenzioni delle Procure. Nella notte del 10 novembre 2011 la Guardia di Finanza effettuò delle perquisizioni finalizzate ad “Accertare l’esistenza di dazioni, finanziamenti, rapporti d’affari illeciti generati nell’ambito dell’associazione affaristico criminale”; ma quando i militari arrivarono nell’appartamento di Francesco Corallo a Piazza di Spagna, fu detto loro che la perquisizione non poteva avvenire in quanto Corallo sosteneva di essere ambasciatore presso la Fao per conto del Commonwealth di Dominica, un paese dei Caraibi, e quindi di godere dell’immunità diplomatica. Mentre gli inquirenti verificavano presso il Ministero degli Esteri se la versione di Corallo fosse vera, circostanza poi smentita, arrivò a casa di Corallo il deputato Amedeo Laboccetta, che dopo essersi qualificato e invocando l’immunità parlamentare, rivendicò la proprietà di un computer portatile presente nell’appartamento, e lo portò via con sé. Solo tre mesi dopo, con il parere favorevole della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, lo consegnò alla Finanza… L’ipotesi degli inquirenti era che nel computer potessero esserci anche degli atti utili all’inchiesta sulla Banca Popolare di Milano; inchiesta che a febbraio 2013 ha fatto finire agli arresti domiciliari Onofrio Amoruso Battista, ex consigliere regionale PdL, accusato di avere ricevuto un pagamento per circa 2 milioni di euro da parte di Bplus e altre società per “agevolare” alcune pratiche. Insieme ad Amoruso l’indagine coinvolge Massimo Ponzellini (ex presidente della BPM) e il suo uomo di fiducia Antonio Cannalire che, guarda a caso, era anche proprietario della Jackpot Game che a Milano gestiva sale da gioco d’azzardo insieme alla Finanziaria Cinema, di proprietà di Marco Jacopo Dell’Utri, figlio del noto politico Marcello Dell’Utri del PdL. La coincidenza vuole anche che gli apparecchi delle sale della Jackpot Game fossero di proprietà dell’Atlantis Bplus.
Ma tornando a Laboccetta… Costui era finito nell’attenzione degli investigatori già nel 2005, quando in un’intercettazione telefonica, chiedeva all’allora segretario di Gianfranco Fini, Francesco Cosimo Proietti, di fare pressioni sull’allora direttore dei Monopoli di Stato Giorgio Tino, affinché fosse evitata la revoca della concessione delle slot machine ad Atlantis. L’Atlantis era solo una delle dieci concessionarie che in quel momento rischiavano grosso… Un’indagine della Procura quantificò in 136mila (su 207mila allora presenti in Italia), le slot machine che non avevano trasmesso i dati ai Monopoli di Stato, dati che avrebbero consentito una chiara tassazione sulle somme incassate. Come prevedeva la concessione le aziende rischiarono una sanzione complessiva che inizialmente venne stimata in 98 miliardi di euro (50 euro per ogni ora di mancanza di collegamento). La Corte dei Conti chiese un risarcimento anche ai Monopoli di Stato nelle persone di: Giorgio Tino (allora direttore generale dei Monopoli), alla sua compagna Anna Barbarito e a Antonio Tagliaferri anch’essi dirigenti dei Monopoli, in quanto ritenne che i tre avrebbero volontariamente concordato di non applicare la convenzione e la revoca delle concessioni, nel caso di Tino per poter essere poi riconfermato dalla politica come direttore dei Monopoli (e qui l’interessamento di Laboccetta su Proietti). Nel tempo e nei dibattimenti che seguirono la sanzione prevista calò costantemente fino ad arrivare ad una richiesta di “soli” 800 milioni di euro (meno di un centesimo dalla somma iniziale).
La cosa curiosa fu che a fare i conti per la nuova sanzione, fu una commissione voluta dal Ministro dell’Economia Tremonti, alla presidenza della quale fu messo il Ragioniere di Stato Andrea Monorchio; lo stesso Andrea Monorchio che dal 2006 siede anche nel consiglio di amministrazione di Almaviva, società che possiede Gmatica, una delle dieci concessionarie multate. Successivamente il Consiglio di Stato, che nel 2004 aveva giudicato le sanzioni congrue, nel 2010 cambia idea e abbassa di nuovo il criterio per ridurre a una trentina di milioni la sanzione che si dovrebbe pagare. In ogni caso essere nel consiglio di amministrazione di una società di gioco d’azzardo non è certo un reato, forse però può essere un po’ in conflitto di interessi con certi incarichi o certe vicinanze partitiche.
Ad esempio c’è chi potrebbe ritenere che la scelta del governo Berlusconi di liberalizzare i giochi d’azzardo on-line, potesse essere influenzata dal fatto che poco prima della legge che liberalizzò questi giochi, la Mondadori, della famiglia Berlusconi, acquisì il controllo del 70% della Glaming un’azienda che opera nel gioco d’azzardo on-line. C’è chi potrebbe trovare curioso il fatto che la SISAL nel biennio 2009-2010, quando premier del governo era Silvio Berlusconi, aumentò le sue spese in pubblicità sulle reti Mediaset portandole a 17,7 milioni di euro contro il solo 1,2 milione di euro per pubblicità sulla Rai; così come fece la Lottomatica con 13,1 milioni di euro per la Mediaset contro i 5,2 milioni per la Rai. Non mancarono neppure le pubblicità sulla rivista della Fondazione Italianieuropei, riconducibile a D’Alema, ma per più modesti 30.000 euro. Oppure c’è chi potrebbe trovare sconveniente il fatto che Pellegrino Mastella, figlio dell’ex Ministro della Giustizia Clemente Mastella, attraverso la SGAI fosse in società con la Betting 2000 dei fratelli Grasso. La SGAI, di Pellegrino Mastella e dei fratelli della moglie dell’ex Ministro, entrò in società con i Grasso; Renato Grasso e Massimo Grasso, che fu il Consigliere Comunale di Forza Italia più votato a Napoli, misero in piedi alcune aziende di gioco attive nel campo delle agenzie di scommessa e degli apparecchi da gioco, fra queste la Betting 2000, la King Slot e la Wozzup, che detenevano concessioni di gioco rilasciate dai Monopoli di Stato, ma che finirono nell’occhio della magistratura in quanto ritenute utili per il riciclaggio del denaro sporco e per attività legate a gruppi criminali. Renato Grasso, divenuto solo ultimamente collaboratore di giustizia, confermò di aver stretto un affare con la camorra che gli aveva permesso di costruire un impero sui giochi d’azzardo, e scrisse di suo pugno i nomi e i cognomi non solo dei 22 gruppi mafiosi già individuati dagli inquirenti, con cui aveva avuto rapporti “d’affari”, ma anche di ulteriori 52 cosche della camorra di cui le procure non erano ancora a conoscenza.
Come sempre, dove girano molti soldi è maggiore il rischio di collusioni con la criminalità organizzata o conflitti di interesse con la politica; e quello del gioco d’azzardo è sicuramente uno dei settori in cui da sempre girano un bel po’ di soldi. Per questo motivo non sorprende scoprire che nelle elezioni politiche del 2008, al numero 169 fra i 181 simboli accettati dal Ministero, vi fosse una lista denominata “Casinò Centro Italia”, raffigurata da un simbolo con una sorta di tavolo verde con carte rosse e nere, il cui leader era tal Marco Santopadre. Non sorprende neppure sapere che esiste l’ANIT, l’Associazione Nazionale Incremento Turistico, a cui aderiscono 15 Comuni italiani che aspirano a divenire sedi di Casinò. E non sorprende neanche che certi politici possano essere più “indulgenti” rispetto al gioco d’azzardo quando viene loro proposto un beneficio diretto; come dimostrato dalla puntata di “Italian Job” in cui il bravo Paolo Calabresi, travestito da uomo d’affari russo, riesce a convincere il Senatore di AN Euprepio Curto e Lello di Bari sindaco di Fasano di Forza Italia, a impegnarsi per mettere in atto una strategia su vari fronti che permetta l’apertura di un grande Casinò gestito dalla società russa. Per il disturbo avrebbero ricevuto 750.000 euro complessivi… Secondo il Senatore Raffaele Lauro (PdL), membro della Commissione Antimafia – Comitato Antiriciclaggio, sul gioco d’azzardo “la politica è per una parte ignorante, per una parte indifferente e per un’altra parte forse collusa con degli interessi”.
Personalmente condivido queste tre categorie, ma forse per la mia fiducia “nonostante tutto” nelle istituzioni, mi permetto di aggiungerne una quarta: la categoria della politica “responsabile”. In questi anni vi sono stati molti politici che non solo hanno denunciato con forza eventuali tentativi della lobby del gioco di depotenziare specifiche leggi o di proporne altre ad hoc, ma che si sono anche battuti per promuovere la costruzione di un pensiero critico verso il gioco d’azzardo; lo ha fatto l’ex Ministro Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista, nel “Piano Italiano di azione sulle droghe” del gennaio 2008, quando sottolineò il pericolo del gioco d’azzardo e mise a disposizione un finanziamento da 300.000 euro per approfondire con ricerche e studi il tema della patologia del gioco, lo fece Barbato (IDV), lo fece la Senatrice Leddi (PD), lo fece Bitonci (Lega Nord), lo fece Michele Scandroglio (PdL) che fondò l’Associazione “Liberi dall’azzardo”, ed altri ancora altrettanto importanti ma che non nomino per brevità. Ritengo però giusto sottolineare l’estrema coerenza e impegno che alcuni politici, più di altri, dimostrarono su questo tema: la Senatrice Emanuela Baio (del PD poi API ora candidata per la Lista Monti) per prima parlò di uno “Stato che “gioca d’azzardo” con la salute dei suoi cittadini”, il Senatore Elio Lannutti dell’Italia dei Valori che più volte si espresse contro il gioco d’azzardo ma che purtroppo non è stato ricandidato, il Senatore Raffaele Lauro del Popolo delle Libertà che fu sempre molto determinato nel denunciare la collusione con la politica, ma anch’esso purtroppo non è più stato ricandidato, e l’Onorevole Laura Garavini ricandidata nel Partito Democratico prima firmataria, con altri 73 onorevoli del PD, di una dettagliata proposta di legge presentata a marzo 2012, che prevede una serie di limiti specifici per il gioco d’azzardo e per le sue pubblicità e iniziative per la prevenzione e il sostegno alla cura della dipendenza da gioco.
Anche il governo Monti ha dimostrato che il gioco d’azzardo non può solo essere visto come un’opportunità per “fare cassa”, ma va inquadrato all’interno di un fenomeno che può generare dipendenza compulsiva (sancita nell’articolo 5 delle legge del Ministro Balduzzi), e che va limitato anche nelle sue forme di promozione, soprattutto per quanto riguarda i minori. Negli Stati Uniti l’ultima competizione per le elezioni presidenziali USA del 2012 ha visto il magnate dei casinò di Las Vegas, Sheldon Adelson, fare la donazione più alta di sempre: 40milioni di dollari devoluti al Partito Repubblicano per sostenere l’elezione di Mitt Romney. Come sappiamo ha vinto il suo sfidante Barack Obama, che aveva anche raccolto ben più fondi di Romney; non tramite grandi aziende di gioco, ma soprattutto attraverso piccole donazioni di tantissimi cittadini. Chissà che anche queste cose non aiutino la politica a capire da che parte è importante stare…
Per la prima volta sembra che davvero qualcosa sul gioco d’azzardo stia cambiando, e credo che questo sia dovuto all’incontro di vari fattori: la resistenza e la tenacia della politica “responsabile”, la nascita di “lobby positive” come la Campagna nazionale “Mettiamoci in gioco”, l’insofferenza di tanti sindaci che vedono i propri cittadini rovinarsi al gioco d’azzardo, una maggiore consapevolezza nei mass media, ma soprattutto un desiderio di cambiamento culturale degli elettori, che chiedono con forza alla politica di uscire da ogni conflitto di interessi e di fare le proprie scelte esclusivamente per il bene del nostro Paese.
Fonti: la maggior parte delle fonti specifiche sono indicate in: “Politica e conflitti di interesse. La grande lobby dell’industria del gioco d’azzardo” all’interno del libro: “Ma a che gioco giochiamo” (edizione A Mente Libera, dicembre 2011, 8 euro – coop@libera-mente.org)
In una terra di fuggitivi, colui che cammina nella direzione contraria sembra che stia fuggendo - Thomas Eliot
Il buongiorno di Don Tullio
Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro lo sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere - Gilbert Keith Chesterton
Il buongiorno di Don Tullio
Emilia, un anno vissuto coraggiosamente

È il cratere sismico più grande d’italia, ha coinvolto quasi 1 milione di persone (900mila) e tre regioni (Emilia Romagna, Veneto e Lombardia). Un anno fa due scosse, una il 20 maggio 2012 con epicentro a Finale emilia e l’altra il 29 maggio con epicentro fra Mirandola, Medolla e San Felice sul Panaro, hanno colpito 59 comuni nella pianura padano-emiliana. Una costellazione di piccoli centri, tante piccole cellule, di uno dei distretti industriali più attivi del paese.
L’Emilia, la regione più colpita, ha subito cercato di ripartire. A sorpresa però, dopo l’epoca della Protezione Civile militarizzata e di Bertolaso, capo dipartimento onnipotente, il modello che si profila nella ricostruzione è totalmente sussidiario. Il ruolo di protagonisti, in barba alla tradizione dei commissari che dall’alto determinano ogni scelta, è dei sindaci e del non profit. «la struttura commissariale vede il gran capo, Vasco Errani, ma vede immediatamente collegati ad esso i 54 sindaci dell’area del cratere», spiega Beppe Rovatti, dell’Anci Emilia Romagna.
«Hanno poteri diretti e attuativi sul territorio. si è scelto questo tipo di modello proprio perchè il territorio sia protagonista nell’emergenza e nella ricostruzione. L’esempio centralistico dell’Aquila non ha dato buone risposte e non abbiamo voluto che venisse replicato» sottolinea. Un tipo di organizzazione che realizza una gestione più tempestiva e funzionale «cui partecipa anche il Terzo settore, che avrà in gestione molte delle strutture ricostruite», aggiunge Rovatti. Modello che, spiega sempre Rovatti, ha dato buoni risultati: «Le piccole opere classificate come danni contenuti e poco rilevanti sono già in stato avanzato di lavorazione. In molti casi i lavori sono già terminati. Altro discorso per quello che riguarda i danni gravi. Lì siamo ancora in fase di progettazione». I progetti infatti vengono individuati e strutturati dai sindaci che poi li inviano alla struttura commissariale che li deve approvare e finanziare.
Non mancano naturalmente i problemi. In particolare le note dolenti sono due: la mancanza di fondi e la burocrazia, in particolare dello Stato centrale. Per quanto riguarda il denaro, a tenere a galla la situazione, sono infatti in larga parte i 30 milioni e 679mila euro frutto della solidarietà degli italiani. 14.371.000 euro provenienti dagli Sms solidali, 4.305.000 euro dal concerto di Campovolo e 12.002.000 euro donati sul conto corrente della Regione, nel quale sono confluiti 1.162.000 euro raccolti con il concerto di Bologna. «Si può dire che oggi a mantenere in vita l’Emilia siano il modello sussidiario di ricostruzione e la solidarietà degli italiani, con l’impegno del Terzo settore e le donazioni», chiosa Rovatti.
L’epicentro della ricostruzione
Con la sua torre dell’orologio spezzata a metà, Finale Emilia è stato il simbolo del terremoto. Finale è un luogo particolare. Da sempre zona di confine, di trasporti, di commerci e di viandanti. Una città che, come ogni luogo capace di accogliere, ha una personalità forte. Una cittadina che ha dato vita a quello che i suoi abitanti chiamano “finalesità”. L’orgoglio di far parte di una comunità e di un territorio. «Qui a nessuno è mai venuto in mente di andarsene», sottolinea il sindaco Fernando Ferioli. La “finalesità” è alla base del modello di intervento nella ricostruzione che infatti è mutuato dalla tradizione e dalla storia di questi luoghi. «Qui, già prima del terremoto, vantavamo circa 100 realtà sociali. È sempre stata una nostra ricchezza», sottolinea Massimiliano Righini, assessore alla Cultura e al Commercio, «il volontariato sociale e quello culturale, le associazioni sportive come le cooperative erano e sono il motore di un grande fermento in città. Iniziative culturali, di pubblico spettacolo, raccolte fondi hanno sempre scandito la vita sociale di Finale». Ecco perchè nel momento dell’emergenza, i sindaci chiamati sul ponte di comando non hanno voluto rinunciare ad avere il non profit nella propria ciurma.
«Sia io che Righini oggi abbiamo incarichi pubblici ma veniamo dall’associazionismo», racconta il sindaco, «per cinque anni infatti mi sono occupato di Artemisia, una onlus che ho fondato che si occupava di nuove tecnologie e organizzazione di eventi. Una sensibilità che è alla base del mio impegno in Comune». Ferioli ha le idee chiare, sia su quello che ha funzionato bene sia su quello che invece non va. «La strada emiliana nell’affrontare l’emergenza è la migliore Questo però non vuol dire che non ci siano problemi o difficoltà. Il motivo è banale: vi siete mai chiesti perché in Italia nessuna emergenza è trattata allo stesso modo? Perché in questo Paese nonostante tutto non esistono linee guida univoche per la ricostruzione. Ognuno si deve inventare un proprio modus, che generalmente viene strutturato a suon di ordinanze commissariali. Il Commissario è costretto ad inventarsi una strada. Non ci sono leggi che permettano di avere piani precisi. A questo si è aggiunta, devo essere sincero, la distanza del governo centrale di Monti. Abbiamo sempre pagato le tasse, Imu compreso, come non fosse mai successo nulla».
In un quadro così drammatico, cui si aggiunge la crisi economica, i risultati hanno dell’incredibile: su 7mila famiglie solo un centinaio se ne sono andate, su 80 esercizi commerciali del centro ne sono stati delocalizzati solo 10 e sono già tornati quasi tutti nelle proprie strutture originarie senza contare che in un mese e mezzo il centro storico era già aperto e vivibile. «È merito della capacità decisionale data alle amministrazioni comunali. Qui a Finale ho potuto decidere, correndo grossi rischi, di non stabilire una zona rossa centrale, come è stato fatto all’Aquila, ma chiudere esclusivamente ciò che era pericoloso e pericolante», sottolinea Ferioli. Tanti i progetti in essere. C’è il recupero di edifici e monumenti storici, quello delle sedi istituzionali e degli edifici inagibili del centro storico. Ma il progetto più corposo riguarda il polo scolastico. «Ci siamo trovati senza istituti. Abbiamo tre scuole materne, tre elementari, una scuola media inferiore e quattro scuole superiori. Tutte da rimettere in piedi», chiarisce Ferioli. «Queste strutture, in particolare le ex scuole medie, una volta recuperate saranno in larga parte destinate al Terzo settore. Vedranno la luce una Casa del Volontariato e una struttura con sale polivalenti a gestione sociale». Anche qui il denaro proviene dalle raccolte fondi. «Il progetto è in stand by perchè i soldi per la scuola sono frutto di una raccolta lanciata ad hoc dal Comune che ha fruttato 4 milioni di euro.
Il problema è che quei soldi rientrano nel Patto di Stabilità, contrariamente agli sms solidali, e quindi, se non ci saranno interventi del governo, non ci è possibile spenderli. Ma con Errani stiamo già lavorando ad un escamotage che ci permetta di fare in modo che quel denaro abbia la targa della Regione e quindi si svincoli dal Patto», chiarisce Ferioli.
I comuni del cratere
L’alleanza tra istruzione e sociale è una costante dei comuni terremotati. È il caso di San Possidonio, in provincia di Modena, dove è nato un nuovo Centro ricreativo polifunzionale. Donato dalla Fondazione Aiutare i bambini al Comune, la struttura prefabbricata è integrata nel Polo didattico costruito ex novo dopo il sisma, che ospita i bambini dal nido alle scuole medie. «La nostra struttura verrà utilizzata principalmente come palestra dalle scuole, ma accoglierà in parte anche le attività didattiche del nido, che ha spazi più piccoli, e varie attività extrascolastiche, dal doposcuola alle proposte ludiche e ricreative gestite dalle associazioni», spiega Alberto Barenghi, responsabile progetti Italia della Fondazione. In seconda battuta, la struttura farà anche da “sala della comunità” per il non profit.
A Poggio Renatico, Ferrara, sorgerà un nuovo Centro Civico voluto dall’amministrazione. «Una struttura che costerà 400mila euro e che è destinata ad ospitare le sedi delle associazioni che nel sisma hanno perso la propria casa», spiega il sindaco Paolo Pavani. «Ancora non è partito il cantiere per la mancanza di fondi. Ma sappiamo che devono arrivare e il progetto è già stato sottoposto al vaglio del Commissario». Cavezzo, in provincia di Modena, invece ha deciso di recuperare la Bocciofila del paese e il Palazzetto dello sport. «Due luoghi centrali nella socialità del paese», spiega il sindaco Stefano Draghetti, «entrambi saranno poi gestiti dal non profit. Bisogna essere sinceri. La gestione del privato sociale spesso è migliore, più attenta e oculata, rispetto a quello che può offrire la pubblica amministrazione».
Barbara Bernardelli sindaco di Reggiolo ha deciso di ricostruire la Scuola della Musica “Giovanni Rinaldi”. «Si tratta di una realtà cui siamo molto legati. La struttura è comunale ma è gestita da sempre dal Circolo Rinaldi. Oltre alla semplice attività didattica e i corsi la Scuola ospita un centro di musicoterapia e propone eventi annuali come il “Clarisax day”, “l’Ottoni day” e la “Giornata della musica”. Possiamo considerarlo a tutti gli effetti il cuore della nostra città».
Reportage pubblicato sul numero di maggio del mensile Vita
Per un maggio come si deve: Fabrizio Pollio canta “Canzone del Maggio” di Fabrizio De Andrè
La non-recensione di Musica X

Amo i Perturbazione da quando un amico, nel 2002, mi ha fatto ascoltare la loro “Agosto” dell’album “In Circolo”. Non ho mai fatto una vera e propria recensione di un disco e non comincerò certo oggi. Scrivo solo per invitare tutti ad acquistare o comunque ad ascoltare Musica X, il loro ultimo album.
Il motivo sta tutto in una frase contenuta in “Questa è Sparta”, la penultima delle 10 tracce. «La bellezza, affermano, non ha nessun valore, soltanto che se manca si sanguina e si muore. La bellezza dicono nei vicoli di Sparta, ti serve più di un pezzo di carta».
Ed è vero. Non tanto che la bellezza sia importante, quanto che di solito sia una mancanza. Un desiderio. Oggi invece siamo abituati a parlarne. Lo facciamo allo sfinimento. “La bellezza salverà il mondo” recitano in tanti, citando Dostoevskij. E ci fermiamo lì.
Con la bellezza però si possono fare tante cose: respirarla, assaporarla, riconoscerla. Ma se si prova a spiegare si squaglia. Se diventa un discorso svapora, perde tutta la sua forza esplosiva.
Proprio quello che capita con le recensioni. Proprio quello che sta capitando ora, mentre scrivo di questo disco.
Ascoltatelo. Inutile che vi spieghi nulla. Fidatevi e basta. Perchè, per citare proprio i Perturbazione, «musica, musa, non smettere ti prego. Senza ragione il tuo motivo ci salverà».
Torna il temporary shop benefico di Tog

Apre oggi la tre giorni di raccolta fondi di Fondazione Together To Go. La forma è quella dell’ormai tradizionale temporary shop in via dell’Orso 8 a Milano.
Da oggi, apertura alle 17, fino al 18 maggio prossimo, sarà possibile acquistare accessori e capi di abbigliamento nuovi e usati per donna, uomo e bambino.
L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Amici di TOG, ha l’obiettivo di raccogliere fondi per il centro di eccellenza per la riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche complesse attivo da oltre sei mesi in viale Famagosta, a Milano. Il centro ha in cura oggi circa 100 bimbi a cui tutto il ricavato sarà destinato.
Il “mercatino” resterà aperto dalle 10 alle 19 tutti i giorni.
L’iniziativa viene supportata da diversi marchi che per l’occasione hanno generosamente donato alcuni pezzi delle loro collezioni. In particolare hanno contributo Blumarine, Bulgari, Dolce & Gabbana, Etro, Missoni, Moncler, Pirelli PZero e Prada. I cosmetici sono stati offerti da Lancôme e Lierac.
Un’occasione per acquistare capi firmati a prezzi accessibile e nello stesso tempo aiutare chi aiuta. Il claim potrebbe essere: prendersi cura di chi si prende cura, divertendosi.
Per maggiori informazioni visita la pagina di tog su Facebook




5091